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Cosa Vedere A Varsavia In Due Giorni (e Perché Andarci)

Varsavia in due giorni? Sì, per me è una buona idea, perché assomiglia un pò a Berlino, quella di 20 anni fa, cioè molto promettente. E dire che mi avevano detto tutti che è brutta, ma in fondo non me lo dicevano anche di Berlino nel 2000 o giù di lì?

Pochi giorni prima di andare a vedere Varsavia in due giorni mi sono detta per la prima volta “Farei meglio ad annullare questo programma di viaggio? Certo perderei i soldi di volo e appartamento (in tutto, un centinaio d’euro) ma alla fine in fondo eviterei  di  spenderne altri in un posto che non mi convince ora come ora.” Come mai questa crisi senza precedenti? Beh tutti quelli a cui avevo detto ”vado a Varsavia” me l’avevano sconsigliata. Io, però, sono una curiosa, ma soprattutto una viaggatrice. Di base penso che ogni posto valga la pena d’essere visto. I luoghi, come le persone, sono tutti unici e questo è già un buon motivo, almeno per me, per partire e andarci. E’ il solo modo per dargli almeno una possibilità.

L’icona di Varsavia, la torre del centro della cultura

Varsavia è una città divisa in due e piena di contrasti che trasuda voglia  di riscatto. Guarda il futuro dritto negli occhi, senza timore, mentre sembra chiudere invece le palpebre sul passato, come se lo volesse mettere da parte.

Cosa evitare a Varsavia

E’ proprio per voltare le spalle al passato che per quelli del posto oggi sembra esistere solo la parte nuova della città. Beh, come dargli torto in fondo? Se mi chiedessi: dove mi sconsigli di andare a Varsavia, ti  risponderei proprio nel centro storico. Completamente fake, interamente ricostruito dopo la totale distruzione della secondo grande guerra, oggi è frequentato solo dai turisti I locali no, nella parte vecchia (che poi vecchia non  è) non li incontri.

Il vecchio e il nuovo: i contrasti di Varsavia

Sono tutti troppo occupati a ridefinire il nuovo skyline della città. Uno dopo l’altro svettano, con piglio quasi orgoglioso e sfrontato, grattacieli ben più alti dell’iconico Palazzo della Cultura, per anni e anni – compresi quelli del regime comunista – l’edificio più alto d’Europa. E mentre la nuova business economy si  fa sentire a voce chiara, tra concept store, multinazionali e streetwear store, la young generation sfreccia in città su roller o in bicicletta con le cuffie wireless nelle orecchie.

L’interno dello Sky Bar del Marriot Hotel, uno dei punti più alti in città

In giro sembrano tutti finalmente spensierati, seppure indaffarati, il gusto della libertà ce  l’hanno scritto hanno in faccia e sono già tutti fashion victim al punto giusto. E’ come se volessero dire al resto del mondo “Hey! Adesso anche noi sappiamo di cosa si sta  parlando, ora al grande gioco della moda giochiamo  anche noi”. Eppure solo per i loro padri, o al massimo i loro nonni, la moda era stata qualcosa di totalmente inaccessibile, tanto che era  diventata merce da mercato sommerso. No, quando comandava la Russia  non c’era spazio per il superfluo ovviamente. Se ora sushi bar, ristoranti stellati e locali d’ogni tipo sono ovunque in città,  fino a qualche generazione fa la vita a Varsavia si consumava in case modeste assegnate dal governo (dai 23 mq per chi viveva solo, ai 35 se in due, fino ai 55 mq da condividere in cinque. La ricostruzione di un appartamento originale d’epoca  socialista la puoi vedere al Czar PRL.

Varsavia in due giorni: dove ritrovarla com’era

  • Entrare in appartamento d’epoca socialista

Nel mio break a Varsavia in due giorni volevo capire anche  la sua storia civile e politica, perchè quella della Polonia è una  storia davvero pesante come avevo già capito a Cracovia. Così l’ultimo paio d’ore sono stata al Czar PRL E’ nascosto nella città ”nuova”, a due passi da dove avevo l’appartamento. Il posto è piccolo, ma il lifestyle mix d’epoca comunista è ben narrato. Il racconto visivo passa attraverso oggetti di vita quotidiana. Dai phon alle radio, dai giornali alle macchine, le moto e le carrozzine, il packaging di prodotti di largo consumo come i prodotti per l’igiene personale, ad esempio, e la grafica.

Oggetti della daily life d’epoca socialista esposti al Czar PRL di Varsavia

  • Andare al Neon Museum

E’ un pezzo della Varsavia comunista che fu anche il Neon Museum, oltre al quartiere Praga (da lì ci si arriva in autobus in 10 minuti). Il bello di questo posto (uno dei pochi al mondo nel suo genere) è che contiene decine di insegne luminose, al neon appunto, che dopo la seconda grande guerra hanno illuminato la città, spesso a metà tra l’adverstising e la propaganda politica. Un documentario proiettato in loop all’interno (si può guardare seduti su file di sedie vintage modello vecchio cinema) lo spiega bene. Le immagini mostrano come con la liberazione dalla Russia, a Varsavia tutte le insegne al neon siano state fatte sparire, smontate una ad una, come  se “fossero appartenute a qualcun’altro”.

Selfie con la mia amica Simona al Neon Museum

Oltre a questo, ovviamente, il Neon Museum è anche un posto super-instagrammabile, pieno di giovani metropolitani che con smartphone e macchine fotografiche si mettono in posa per Instagram. Un’ultima cosa che mi è piaciuta: c’è anche una stanza con una cinquantina di lettere luminose singole in vendita. Ecco, è così, attraverso queste tappe, che io ho cercato di farmi un’idea ci cosa sia stata Varsavia fino all’altro ieri, peraltro anche la città con il ghetto ebreo più grande d’Europa. Anche se oggi non se ne percepiscono più né le dimensioni né il dolore, posti come Il cimitero ebreo e il campo di concentramento di Treblinka (a  un’ora di macchina da Varsavia), invece, gridano ancora ad alta voce la crudeltà dell’Olocausto a Varsavia, come in tutta Polonia.

Il Kosener Centrum, prima fabbrica di vodka, poi campus di Google oggi ospita locali e negozi

  • Praga: la zona a est di Varsavia da non perdere

Quando esci di lì fermarti  a bere  qualcosa alla Soho Factory uno spazio dal sapore post industriale che raduna creativi  e designer e che facilmente potrebbe essere confuso con uno scorcio berlinese. Da  qui, tornando verso il centro, ma ancora  a est della Vistola, fermati a Praga, un  quartiere molto bizzarro a metà tra passato e futuro. Un tempo Praga era una città distaccata da Varsavia, poi ne diventò parte, ma per anni è stata la zona più malfamata della città. Ancora oggi ne porta i segni, con  tutti quei  palazzi semi abbandonati con le finestre sbarrate e gli ingressi semi pericolanti, ma le cose qui stanno cominciando a cambiare. Ora un abitante di Varsavia su sette ci vive.

A Ząbkowskala via simbolo della rinascita di Praga convivono passato, presente e futuro

Il bar Retrò a Praga, Varsavia

Il design dello skybar del Mariott Hotel

Basta andare al Centrum Kosener, un bell’esempio di recupero urbano, per capire in che direzione sta andando Praga. In questa ex fabbrica di vodka Google, non troppi anni fa, ha aperto il suo sesto campus per incoraggiare le startup locali. Ora è un grande contenitore che mette insieme bar, ristoranti e negozi. Ci si arriva percorrendo Ząbkowska che è anche una delle strade simbolo della rinascita del quartiere Praga. Fattela a piedi da entrambi i lati: è piena di street art, panetterie bohémienne, bar latterie (i famosi bar mleczny varsaviani) e piccoli vintage store.

#warsawnow: rootop e concept store, sushi bar e vegan food

Se usi Instagram in viaggio per trovare la nuova Varsavia fai ricerche usando l’hastag #warsawnow. La parte nuova della città  è un vivacemix contemporaneo di shopping, locali e ristoranti. Ecco una decina di indirizzi che a me sono piaciuti, ma credimi che non avrai che l’imbarazzo della scelta.

Dove  mangiare Varsavia

Stellato: Butchery&Wine

Vegan: No problem e Nancy Lee (il primo per  pranzo e cena, il secondo anche per colazione)

Sushi: So-An  Sushi Club

Thai: Sping Rolls

Colazione: per una colazione seria a base di uova e pancakes, smoothie e toast li trovi da La Maison, Krucza 23 e da  How u Doin

Cocktail con vista: Mariott Hotel Sky Bar,  40simo piano

Il Kunsken Vintage Shop a Praga, Varsavia

Shopping a Varsavia

TFH Koncept: mix di designer dell’est europa. Moda, complementi d’arredo, accessori.

CL20: international streetwear

The Sneakers Store

Klunken Vintage

Due giorni a Varsavia ,o in un altra capitale dell’est Europa,  credo sia ora di farseli. Sono tutte mete ancora molto abbordabili, cioè i prezzi per noi dell’ovest sono ancora molto contenuti, e hanno parecchio da raccontare, sempre da un altro punta di vista. Ecco, allora,i miei itinerari a Budapest e Bucarest. Che poi, meglio Budapest o Bucarest? I nomi  sono simili, tanto che  spesso vengono confusa, ma sono due posti molto diversi tra loro. Clicca sul link se vuoi capire quale delle due fa per te e programmare uno short break verso est.

 

 

Questo articolo ha 2 commenti
  1. Sì in effetti pensando a Varsavia – che non ho mai visto – mi vengono in mente proprio certi angoli di Berlino.
    Hai fatto benissimo a partire perché quello che hai raccontato di questa città è bellissimo. E poi credo che valga sempre la pena di vedere un posto nuovo. A me avevano detto di Atene ogni male, ma a me è piaciuta da matti.

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